Docenti di sostegno: sempre troppo pochi, mancano fondi e formazione

di: - 29/08/2018

È sempre d'attualità il problema ormai insito nella scuola italiana che riguarda la carenza di docenti di sostegno.

Questa volta a risollevare la questione è un editorialista del Corriere della Sera, Ennio Pasinetti, che in un articolo del 21 dicembre scrive: “la scuola italiana, per molti versi avanzatissima in materia sul piano normativo, perde ancora per strada molti portatori di bisogni educativi speciali. In questi giorni la ministra Fedeli ha riconosciuto la carenza di insegnanti di sostegno rispetto ai posti in organico e i due Decreti emessi quest’anno per formare circa 10.000 insegnanti risponderanno più o meno al 25% delle esigenze, peraltro acuite - lo ammette la stessa Fedeli- dal fatto che numerosi docenti specializzati nell’insegnamento appena hanno la possibilità, 5 anni dopo l’immissione in ruolo, preferiscono chiedere il trasferimento su posto comune. Urge – prosegue l'editoriale - mettere a disposizione fondi e disegnare un nuovo modello di reclutamento e formazione di docenti di sostegno. Non siamo, va riconosciuto, all’anno zero: nelle scorse settimane si è costituito al Ministero l’Osservatorio permanente per l’inclusione, uno spazio di concertazione e di consultazione con le associazioni, gli esperti, il mondo della scuola e l’amministrazione; a breve saranno costituiti i gruppi di lavoro per cooperare all’elaborazione degli schemi di decreto entro il mese di marzo 2018. Ma non ci si deve, non ci si può distrarre: ne va del grado di civiltà del Paese”.

Vista la carenza di insegnanti per il sostegno e nell’attesa del corso di specializzazione specifico (vedi decreto 66/2017) si può comunque inviare la propria messa a disposizione per supplenze su sostegno. In base alla nota Miur n. 24306 del 01/09/2016, si ricorda che la domanda di messa a disposizione su sostegno deve essere presentata per una sola provincia. Tuttavia è possibile, e consigliabile, inviare una messa a disposizione generica, per ampliare le proprie possibilità di essere contattati dai dirigenti scolastici, specificando nella domanda di essere disponibili anche per il sostegno.

Anche se un aspirante docente non ha effettuato in passato il Tfa per l’abilitazione al sostegno, e in attesa di reperire personale con il corso di specializzazione sopra citato, gli istituti scolastici valutano molto positivamente il conseguimento di altri master e corsi di perfezionamento inerenti. Questa positiva valutazione è riportata sul modello di richiesta per le iscrizioni in graduatoria di II fascia 2017-2020, nella sezione C punto D.8, e valutato fino a 3 punti: “Attestato di frequenza di corsi di perfezionamento universitario di durata annuale, con esame finale, coerente con gli insegnamenti ai quali si riferisce la graduatoria ovvero inerente i BES (Bisogni Educativi Speciali)”.

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