Disprassia: cos'è e come affrontare il disturbo a scuola

di: Redazione - 20/06/2018
Disprassia: cos'è e come affrontare il disturbo a scuola

La Disprassia viene generalmente inclusa nei Disturbi della Coordinazione Motoria, ovvero disturbi nel quale le prestazioni in compiti di coordinazione motoria, fini o grosso motori, sono significativamente al di sotto del livello atteso rispetto all'età e allo sviluppo intellettivo.

La disprassia, che fa parte dei Bisogni Educativi Speciali, comporta difficoltà nella gestione dei movimenti comunemente utilizzati nelle attività quotidiane (ad es. vestirsi, svestirsi, allacciarsi le scarpe) e nel compiere gesti espressivi che servono a comunicare emozioni, stati d'animo; inoltre è deficitaria la capacità di compiere abilità manuali e abilità gestuali a contenuto prevalentemente simbolico.

E' necessario distinguere il disturbo di movimento dalla disprassia. Infatti mentre il primo può essere incluso tra i disturbi della coordinazione motoria, la disprassia implica una difficoltà soprattutto rispetto alla capacità di pianificare, programmare ed eseguire una serie di movimenti deputati al raggiungimento di uno scopo o di un obiettivo, per:

  1. mancata acquisizione di attività intenzionali intese come abilità e competenze, o acquisizione di strategie povere e stereotipate;

  2. ridotta capacità di rappresentarsi "l'oggetto" su cui agire l'intera azione o le sequenze che la compongono;

  3. difficoltà a coordinare e ordinare in serie i relativi movimenti elementari in vista di uno scopo (pianificazione e programmazione dell'atto motorio).

Questo disturbo può manifestarsi tramite un ritardo nel raggiungimento delle tappe di sviluppo motorio (passaggio alla posizione seduta, gattonamento, deambulazione), goffaggine nei movimenti, scarse capacità sportive o disgrafia.

Perché si possa porre la diagnosi, occorre che queste prestazioni inadeguate interferiscano in maniera significativa con i risultati scolastici o le attività della vita quotidiana. 
Non deve esserci una patologia organica associata, come paralisi motoria, emiplegia o distrofia muscolare. In caso di ritardo mentale, le difficoltà motorie devono essere più significative di quelle che sono abitualmente associate a una disabilità intellettiva dello stesso grado. L’elemento essenziale da tenere presente di questa definizione è che la disprassia è prima di tutto un disturbo della coordinazione motoria. Sono quindi le difficoltà che il bambino incontra nelle attività che richiedono coordinazione motoria, e non il quoziente intellettivo, a permettere di porre tale diagnosi.

Come aiutare gli alunni affetti da dispressia nel contesto scolastico

  • gli alunni con disprassia si stancano con maggiore facilità: può essere utile suddividere i compiti in attività più brevi e programmare diverse pause nell’arco della giornata;

  • gli alunni con disprassia tendono a distrarsi con maggiore facilità: un ambiente scolastico tranquillo e con poche distrazioni può favorire le loro prestazioni in particolare durante le verifiche;

  • spesso presentano lentezza esecutiva: può essere utile fornire un tempo più lungo nell’esecuzione dei singoli compiti;

  • l’articolazione verbale può essere difficoltosa o molto compromessa: può essere utile fornire un tempo maggiore per organizzare l’esposizione orale o favorire l’utilizzo di strumenti alternativi di comunicazione;

  • l’esposizione orale può essere povera: può essere utile fornire agli studenti schemi che li aiutino ad organizzarsi gli argomenti delle diverse materie;

  • la copia dalla lavagna e la scrittura sotto dettatura possono essere particolarmente difficili per questi bambini: fornire fotocopie dell’elaborato scritto o predisporre l’uso di un computer può permettere di superare tali difficoltà;

  • il calcolo e le procedure di calcolo possono essere difficoltose: inizialmente utilizzare tavole numeri e successivamente la calcolatrice può permettere di superare tali difficoltà;

  • fornire sempre istruzioni brevi e concise e rivedere le diverse attività passo passo può facilitare e loro prestazioni nelle diverse attività;

  • può essere utile predisporre il materiale necessario all’esecuzione del compito prima d’intraprendere il compito stesso;

  • scomporre le abilità motorie complesse in compiti più semplici fornendo istruzioni chiare e semplici;

  • strutturare l’ambiente costruendo percorsi ad HOC con l’uso di coni, hula hoop, corde, etc;

  • usare musica e ritmo per rinforzare i movimenti;

  • scegliere adeguatamente le attività di gruppo in base alle difficoltà del bambino con disprassia: prediligere attività che non richiedano una coordinazione oculomanuale costante (es. nuoto o ginnastica corporea).

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