Mutismo selettivo: come affrontare il disturbo a scuola

di: Redazione - 12/03/2019
Mutismo selettivo: come affrontare il disturbo a scuola

Trovarsi ad affrontare una situazione di mutismo selettivo in un proprio alunno non è per niente facile.

Spesso il bambino o ragazzo è anche molto competente o preparato, ma riesce con molta difficoltà ad adattarsi a livello sociale e scolastico, e ad interagire con gli altri alunni.

Sintomi e cause del mutismo selettivo

Il mutismo selettivo è un problema che emerge in età prescolare. Deriva da problemi di ansia, soprattutto sociale, che quindi genera imbarazzo e voglia di isolarsi.

Molti bambini hanno una tendenza a inibire i propri comportamenti, non rispondendo quindi agli stimoli e generando blocchi emotivi.

Una caratteristica del mutismo selettivo è che il bambino parla con tranquillità con persone vicine, ad esempio genitori, sorelle o fratelli, mentre non riesce a parlare con gli insegnanti o i compagni di classe, e trova però modi alternativi per comunicare.

Con la crescita, il mutismo selettivo potrebbe risolversi autonomamente, ma ci potrebbero essere comunque ricadute nelle fasi successive della vita.

I problemi del linguaggio

Al mutismo selettivo si possono accompagnare altri problemi di linguaggio, su cui può essere difficile intervenire.

I Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) non sono sempre semplici da diagnosticare, perché magari il bambino si rifiuta di leggere a voce alta. In rapporto al mutismo selettivo, potrebbero essere ulteriori fattori di rischio o concause.

Le strategie di intervento

Solo recentemente si stanno intensificando gli studi clinici su questo disturbo; è infatti importante intervenire per tempo, perché non farlo potrebbe cronicizzare il disturbo, o fare emergere differenti problemi.

I primi sintomi di solito emergono verso i tre o quattro anni, sarebbe bene quindi intervenire subito senza aspettare ad esempio i sei anni.

Le strategie cognitivo-comportamentali sembrano essere le più efficaci per intervenire. In fascia prescolare il lavoro lo devono fare più che altro gli adulti, che si devono comportare in un certo modo con il bambino. Invece dopo i sei anni va coinvolto anche il bambino.

Uno dei modi per cercare di migliorare la comunicazione, è trovare dei modi extra-verbali per stimolare il bambino a comunicare.

Bisogna poi evitare certi comportamenti, come metterlo al centro dell'attenzione, rivolgergli per primo delle domande, e via dicendo.

Si può concordare invece uno scambio vocale che può iniziare in modo soft, con risposte concise e brevi come “sì”, “no”, e via dicendo, da usare magari solo con certe persone, o in determinati contesti.

Diminuire il disagio

È opportuno operare una strategia di desensibilizzazione verso il disagio provato, per cui si può gradualmente incentivare il bambino ad esempio a parlare con le persone con cui si sente più a suo agio, ma in contesti pubblici (ad esempio la scuola).

In alcuni casi, anche alcune strategie di intervento sul piano fisico potrebbero essere utili, come ad esempio imparare a rilassare i muscoli o a respirare correttamente, per gestire al meglio le emozioni.

Parlare in pubblico potrebbe comunque comportare una persistente difficoltà per quel che riguarda l'ansia sociale, per questo è sempre bene avvalersi di terapie psicologiche che aiutano in caso di situazioni stressanti o difficili.

L'azione fondamentale è che si attivi una sorta di rete collettiva, dove appunto le sinergie tra famiglia, educatori, medici, sono basilari per una strategia efficace di intervento.