Disgrafia: come riconoscerla e affrontarla in classe

di: Redazione - 21/05/2018
Disgrafia: come riconoscerla e affrontarla in classe

La disgrafia è una condizione caratterizzata da marcata difficoltà nell’esecuzione della scrittura in presenza di quoziente intellettivo nella norma e assenza di deficit sensoriali in grado di spiegare il problema. La disgrafia fa parte di quello spettro di disturbi definiti Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA).

Il bambino disgrafico può manifestare le sue difficoltà in molti modi:

  • scorretta impugnatura della penna;

  • vistose imprecisioni nella copia di figure geometriche;

  • scarsa organizzazione nella gestione dello spazio del foglio su cui scrivere;

  • tendenza a salire” o “scendere” rispetto al rigo;

  • tratto troppo marcato o troppo leggero;

  • grandezza delle lettere non rispettata.

Questi sono solo alcuni degli aspetti che possono contribuire a rendere la scrittura scarsamente leggibile.

La diagnosi di disgrafia è fatta da uno psicologo o da un neuropsichiatra (solitamente affiancati da un logopedista) e può essere emessa solo dopo la fine del secondo anno di scuola primaria. L’iter diagnostico prevede una valutazione approfondita per capire se si tratti realmente di disgrafia e per verificare l’eventuale presenza di altri disturbi associati. A prescindere dalla loro presenza la valutazione è utile per conoscere le caratteristiche individuali del ragazzo, comprendenti, oltre alle difficoltà, i suoi punti di forza.

Attualmente non ci sono grandi evidenze riguardo all’efficacia degli interventi di potenziamento nella disgrafia ma si possono ottenere buoni risultati con strumenti compensativi e dispensativi previsti dalla legge 170 del 2010, come l’utilizzo del computer per scrivere e/o l’allungamento dei tempi nelle verifiche scritte (solo per fare alcuni esempi).

Il lavoro con il bambino disgrafico
Il bambino disgrafico necessita di un intervento specialistico, poiché il solo recupero effettuato in ambito scolastico spesso può non essere sufficiente. Nel corso di questo secolo molti sono stati i metodi elaborati per la terapia della disgrafia; vari autori hanno espresso pareri contrastanti, ma, quasi sempre, si è considerato come unico rimedio l’esercizio ripetitivo, finalizzato al raggiungimento di una più adeguata coordinazione della mano, trascurando spesso la motricità globale e le attività percettive. Considerare esclusivamente gli aspetti grafici e grafo-motori è molto riduttivo rispetto a quelle che sono le lacune presenti nelle competenze di base coinvolte.

Il recupero della disgrafia deve essere portato avanti da operatori qualificati, in stretta collaborazione con la scuola, la quale può offrire valide risorse concorrendo così allo sviluppo delle varie capacità strettamente collegate con il disturbo della scrittura.

Il progetto terapeutico deve essere personalizzato in relazione alle caratteristiche psicologiche del soggetto, agli ambiti di competenza, potenzialità e difficoltà riscontrati, ai tempi di attenzione, ai livelli motivazionali e di metacognizione individuati.

La capacità di porsi in relazione positiva e significativa da parte dell’operatore e la partecipazione attiva del soggetto stanno al primo posto e sono il segreto per ogni buon intervento; il bambino dovrà essere informato circa il lavoro da svolgere, anzi, egli stesso dovrà essere coinvolto nella formulazione degli obiettivi che, di volta in volta, sarà possibile raggiungere e nel monitoraggio del proprio lavoro.

Come intervenire

Il programma di intervento proposto può essere suddiviso in due itinerari che devono essere portati avanti parallelamente:

a) itinerario relativo allo sviluppo delle competenze di base

b) itinerario specifico per la scrittura

Il primo itinerario è finalizzato alla riduzione delle lacune riscontrate nelle capacità di base; il secondo itinerario ha invece lo scopo di promuovere la conquista di capacità di scrittura più adeguate. E’ importante quindi che i due percorsi siano proposti parallelamente e con gradualità, per evitare di rimandare nel tempo la conquista di quelle capacità di grafo-motorie che possono gratificare il bambino.

Le competenze di base su cui è importante lavorare sono le seguenti:
- percezione organizzazione spazio – temporale;
- integrazione spazio – temporale (ritmo);
- conoscenza e rappresentazione dello schema corporeo;
- equilibrio e coordinazione;
- rilassamento;
- lateralità;
- coordinazione visuo – motoria e oculo -manuale.

Le attività relative a queste competenze devono essere proposte sia parallelamente che in modo “intrecciato”, cioè attraverso esercizi – gioco che richiedono lo sviluppo e il potenziamento di più competenze insieme.

E’ importante ricordare che ciò che è acquisito dovrà lasciare il posto ad attività gradualmente più complesse ed evolute.

L’itinerario specifico per la scrittura comprende attività relative a:
- impostazione dei grafemi e scrittura in stampato maiuscolo;
- impostazione dei grafemi e scrittura in corsivo.

Queste attività sono finalizzate alla riduzione delle difficoltà grafo – motorie che interferiscono nella scrittura e alla graduale conquista di più adeguate competenze di comunicazione scritta.

Nel corso delle attività di recupero può essere facilitante l’uso di quaderni colorati che guidano sia alla corretta impostazione dei segni alfabetici che al rispetto dello spazio grafico. Ecco una traccia da seguire:
- impostazione dei singoli grafemi;
- sequenze di grafemi;
- suddivisione dei grafemi nelle quattro categorie (grafemi piccoli, grafemi alti, grafemi bassi, grafemi alti – bassi) e successive attività di memorizzazione;
- scrittura di sillabe, parole bisillabe, trisillabe;
- scrittura di frasi sempre più complesse.

Il lavoro sulla grafia deve essere costantemente abbinato ad attività di lettura e di ortografia; è quindi consigliabile proporre gli esercizi di scrittura ad esercizi fonologici, metafonologica e di decodifica. Le attività fin qui descritte necessitano di essere, a livelli diversi di difficoltà, periodicamente riproposte al bambino disgrafico; le sue acquisizioni, infatti, procedono con lentezza, il suo processo di sviluppo grafo – motorio ha bisogno di essere sollecitato, incoraggiato e gratificato, affinché la motivazione ad apprendere rimanga viva e le conquiste maturate permangano nel tempo.

Per un quadro esaustivo dei Disturbi Specifici di Apprendimento si rimanda al relativo Master DSA di primo livello, che fornisce competenze metodologiche e didattiche specifiche per i disturbi dell'apprendimento.

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