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Bimbi disabili esclusi dai centri estivi: mancano educatori e i costi sono troppo alti

Bimbi disabili esclusi dai centri estivi: mancano educatori e i costi sono troppo alti
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Dopo oltre un anno e mezzo di pandemia, le attività dei Centri ricreativi estivi (Cre) in tanti casi sono per le famiglie con figli minori un momento di riposo dall’anno scolastico difficile vissuto in dad. Eppure le iscrizioni alle strutture estive effettuate dai genitori di bambini/ragazzi con disabilità rappresentano una sfida complicata. A spiegarlo è un'inchiesta del Fatto Quotidiano: "Le associazioni che tutelano le persone con disabilità rivendicano il diritto alla partecipazione e inclusione di tutti i bambini nei centri estivi. Le principali criticità riscontrate dalle associazioni sono il rifiuto ad accogliere nelle strutture per ragioni connesse alla disabilità, l’assenza di educatori specializzati per permettere la reale inclusione dei ragazzi con disabilità e le richieste di compartecipazione alle spese più elevate rispetto agli altri. Questo non vuol dire che sia corretto a livello legale, anzi. La Lega per i diritti delle persone con disabilità evidenzia che “questi comportamenti sono illegittimi e rappresentano una condotta potenzialmente discriminatoria, in violazione della legge 67/2006 e della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità”.

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Non ho potuto iscrivere mio figlio autistico al centro estivo: avrei speso in un mese circa 1.000 euro” 

Lei (ha chiesto al quotidiano di non indicare il suo nome, ndr) abita a Bari e ha un figlio autistico di 6 anni che a settembre inizierà la prima elementare. Voleva iscriverlo ad una struttura ricreativa per bambini della propria città ma non le è stato possibile a causa dei costi eccessivi. Le hanno chiesto per seguire suo figlio per solo 3 ore giornaliere (dalle 10 alle 13) circa 250 euro a settimana. “Nessun centro estivo comunale ha un educatore in grado di gestire mio figlio e quelli a cui ci siamo rivolti ci hanno chiesto di portare noi, completamente a nostre spese per circa 1.000 euro al mese, un educatore specializzato. 

La scelta del centro estivo è stata complicatissima, dopo lunghe ricerche abbiamo trovato solo un’assistente personale ma senza competenze specifiche. Sono preoccupata, speriamo che vada bene” 

Laura Mammarella è sposata ed è mamma di un bimbo di 4 anni con autismo di nome Bryan. Vivono a Francavilla al Mare, in provincia di Chieti, Abruzzo. Ha provato per giorni e giorni a trovare una struttura inclusiva per far andare Bryan qualche settimana a trascorrere del tempo di gioco e socializzare insieme ad altri bambini. “Abbiamo contattato 6 diversi centri ma tutti ci hanno risposto sempre la stessa cosa: non abbiamo a disposizione un educatore dedicato per suo figlio”.

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Mio figlio costretto a fare solo mezza giornata perché nel pomeriggio manca una figura educativa dedicata. Solo 2 settimane per 3 ore al giorno, l’anno scorso aveva frequentato per 6 settimane

Denuncia una situazione peggiore rispetto all’anno scorso. Lei è Cristina Finazzi, mamma di Leonardo di 10 anni, autistico non verbale, assai socievole che ama stare con gli altri ma ha bisogno di una assistenza specializzata per tutto il giorno. “Manca una progettazione di continuità educativa durante tutta l’estate, finita la scuola a giugno fino a settembre siamo abbandonati a noi stessi” dice Finazzi, che fa parte dell’associazione Spazio Blu Autismo Varese onlus. Leonardo ha vissuto il lockdown con depressione e noia estrema, spiega. La speranza di Cristina era di trovare un centro ricreativo in grado di includere suo figlio dalla mattina al pomeriggio, per fargli riprendere contatto con altri coetanei. “Strutture pubbliche inclusive zero. Quest’anno abbiamo trovato solo un campo estivo gestito dall’oratorio che aveva una figura educativa ma non specializzata sui disturbi dello spettro autistico, peraltro sconosciuta a Leonardo con tutte le problematiche del caso”.

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