Disturbi del linguaggio: come intervenire a scuola

di: Redazione - 23/05/2018
Disturbi del linguaggio: come intervenire a scuola

I disturbi specifici del linguaggio interessano la comprensione e la produzione di parole e/o frasi. Possono presentarsi come un ritardo nella produzione dei suoni linguistici o con alterazioni di diverso tipo (lessicale, sintattico-grammaticale...). Rientrano nella categoria dei Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA). Il trattamento d'elezione è quello logopedico, ma è necessaria un'accurata valutazione per individuare la compresenza di altri eventuali problemi.

Cosa sono - I disturbi di linguaggio rappresentano i disturbi neuropsichici più frequenti tra i 2 e i 6 anni. Si tratta di situazioni cliniche molto eterogenee, in cui le difficoltà linguistiche possono manifestarsi isolatamente oppure in associazione con altre condizioni patologiche come deficit neuromotori, sensoriali, cognitivi e relazionali.


Sviluppo del linguaggio - Lo sviluppo del linguaggio è caratterizzato da una grande variabilità interindividuale, dovuta sia ad alterazioni biologiche del soggetto, sia a fattori ambientali (minore o maggiore stimolazione in ambito familiare, inserimento precoce a scuola, presenza di fratelli o sorelle).

Generalmente intorno ai 24 mesi il bambino possiede già un vocabolario di circa 100 parole e inizia a formare le prime frasi (combinazioni di due parole, spesso associate a un gesto indicativo o simbolico).

Intorno ai 30 mesi di età avviene la vera esplosione del linguaggio, in particolare del vocabolario: il numero di parole prodotte dal bambino aumenta in breve tempo e il bambino inizia a produrre frasi di tre o più parole.

Quando e come si manifesta - L'età di tre anni costituisce una sorta di spartiacque tra i bambini cosiddetti "parlatori tardivi" e i bambini con un probabile disturbo del linguaggio. La presenza di una produzione di parole ancora non adeguata secondo i parametri dello sviluppo tipico dovrà necessariamente essere valutata da un'attenta visita medica specialistica.

Bisogna considerare i seguenti campanelli d'allarme:
- a 12 mesi, se il bambino mostra difficoltà di comprensione del linguaggio.
- a 24 mesi se il bambino produce meno di 10 parole e ha difficoltà di comprensione.
- a 30 mesi se produce meno di 50 parole e non inizia a combinare insieme due parole, per esempio: "voglio palla!" e ha difficoltà di comprensione.

La diagnosi - La consultazione di un Centro Specializzato per la cura dei disturbi del linguaggio aiuterà ad inquadrare ed affrontare un problema che non va sottovalutato in quanto può condizionare fortemente la vita di relazione e l'apprendimento scolastico del bambino.

Qual è il comportamento più adatto - È utile promuovere interazioni sociali il più possibile adeguate alle competenze comunicative del bambino e promuovere la sua iniziativa sociale. Durante i giochi condivisi si possono fornire stimoli linguistici associati agli oggetti utilizzati o alle azioni che si svolgono (nominare gli oggetti o commentare in diretta quello che accade), così da favorirne l'assimilazione.

L'adulto deve porsi all'interno dell'interazione come un osservatore sensibile e responsivo, in grado di attendere la risposta del bambino, senza sovrastare e/o anticipare il bambino. Il bambino viene così riconosciuto come partner della conversazione reciproca. È importante inoltre riconoscere, accogliere ed interpretare tutti i comportamenti comunicativi del bambino, verbali e non verbali. Un'altra strategia può essere quella di semplificare il linguaggio diretto al bambino.

Come intervenire a scuola - In presenza di un disturbo del linguaggio è importante adottare metodologie, tecniche e strategie adeguate, con la centro la promozione di attività accattivanti e motivanti, ludiche e/o laboratoriali, finalizzate a favorire l'apprendimento attivo e per scoperta. Nella fase di apprendimento della letto-scrittura è significativo procedere calibrando con attenzione le proposte, suddividendole ad esempio in sequenze, presentando strategie per evidenziare gli aspetti linguistici salienti, favorendo l'acquisizione di strategie mentali atte a cogliere gli aspetti linguistici delle procedure.

Saranno inoltre da preferire rappresentazioni e schemi, mappe di supporto nello studio, attente personalizzazioni, evitando lunghe esposizioni, tempi di lavoro rigidi e standardizzazioni.

Nel supporto alla comprensione ed alla produzione può essere utile ricorrere a cloze, attività di incastri di parole o ricostruzione di brevi frasi, introducendo nel tempo la proposta di sintesi di testi da ricondurre ai nuclei di significato essenziale, i cambi di registro verbale o le variazioni. I lavori possono essere svolti in gruppi eterogenei cooperativi, in modo da facilitare gli scambi comunicativi, la socializzazione e l'apprendimento di tutti.
I logopedisti sottolineano che il recupero completo del linguaggio è possibile con giochi speciali (come tombole sonore, girotondi delle rime, imitazioni) e interventi tempestivi, mai dimenticando la centralità della collaborazione con la scuola, perché la pratica clinica deve tradursi in un metodo didattico adattato alle esigenze comunicative del bambino.

Per una formazione mirata e specifica è possibile conseguire un Master di Primo Livello sui Disturbi Specifici dell'Apprendimento, riconosciuto dal Miur e valevole 3 punti per le graduatorie d'istituto di seconda e terza fascia.

Anche chi non possiede una laurea può acquisire tali competenze grazie al Corso di Perfezionamento sui Disturbi Specifici dell'Apprendimento, valevole 1 punto sempre per le graduatorie d'istituto di seconda e terza fascia.

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